Hai un pene piccolo? Ecco come come puoi risolvere

L’organo genitale maschile, è stato considerato – nel corso dei millenni e nelle diverse culture – come un elemento che andava ben al di là di una semplice parte del corpo: molto più di un dettaglio anatomico, il pene rappresenta da sempre un’idea concettuale, che in qualche modo stabilisce il ruolo dell’uomo nel mondo.

Può forse sembrare un’esagerazione ciò che abbiamo appena affermato, ma è cosa nota che al di là dell’aspetto prettamente anatomico – scientifico, il pene umano ha un suo immaginario di riferimento che varia per periodo storico e da cultura a cultura.

Un esempio rilevante è la differente percezione delle dimensioni dell’organo genitale maschile (il concetto di pene grande e pene piccolo) .
Nell’antica Grecia ad esempio gli artisti erano soliti dipingere schiavi e forestieri con peni particolarmente enormi a segno di disprezzo e disdegno: per i greci le dimensioni dovevano essere molto simili a quelle di un giovane atleta adolescente – quindi un pene di piccole dimensioni era sinonimo di grazia – mentre un pene grosso era considerato solitamente grottesco.

Nell’antica Roma i canoni si ribaltano per cui una dimensione del pene più grande è preferibile.
La divinità di Priapo (venerata anche dai Greci) divenne l’icona più significativa, in quanto rappresentazione di estrema virilità: egli poteva, infatti, con il suo enorme membro penetrare uomini e donne dando estrema prova di forza e potere.

E’ proprio in epoca romana che avviene un passaggio che rimarrà per molti versi immutato fino ai giorni nostri: a causa del cambio di canoni, i maschi cominciano a credere che il proprio pene sia di dimensioni inadeguate, sottovalutando le proprie dimensioni pur avendo un pene di media grandezza.

Quando si può parlare effettivamente di pene piccolo (o micropene)

micro pene

Questo breve excursus storico introduce il tema chiave del nostro articolo: quando ha senso parlare effettivamente di dimensioni falliche sotto la media e quando invece è la percezione soggettiva/culturale che influisce in maniera determinante su come è visto il membro maschile.
Se nel secondo caso, ossia quando si ha una percezione distorta delle proprie dimensioni, si può parlare di dismorfofobia (ovvero la paura che nasce da una visione distorta del proprio aspetto esteriore), quand’è invece che effettivamente la dimensione del membro maschile è sotto la media?

Partiamo dunque dai dati e dalla conseguente definizione di micropene: la micropenia è una situazione fisica in cui un uomo ha un pene inferiore a 2,5 volte rispetto alle dimensioni medie di un pene umano (8 centimetri di lunghezza da non eretto, 13-17 cm in erezione). Quindi, in età adulta sarà classificato come micropene un pene che misuri meno di 7,5-8 cm.
Le cause possono essere molteplici, tra cui le principali sono:

  • Insufficiente produzione di androgeni o di testosterone (ormoni maschili);
  • Insensibilità dei tessuti agli androgeni;
  • Associazione a malformazioni con o senza anomalie cromosomiche.

La presenza del micropene può avere, quando si è adulti, almeno quattro problematiche: può rendere difficile la minzione, può compromettere la vita sessuale, può impedire la possibilità di avere figli, può provocare gravi stati depressivi con diminuzione dell’autostima.
Grazie a specifici esami clinici, i medici possono risalire alle cause della micropenia e pianificare quando e come iniziare una terapia mirata. I medici stabiliscono la diagnosi di micropene con un semplice esame, durante il quale effettuano la misura del pene.
L’individuazione dell’anomalia può avvenire già subito dopo la nascita, in quanto la lunghezza del pene è già evidentemente ridotta in questa fase della vita.
Nei casi dubbi bisogna sempre ricordare che nell’età tra gli 8 e i 14 anni, la pubertà deve ancora avvenire , pertanto il pene non ha ancora raggiunto le sue dimensioni definitive; potrebbe infatti allungarsi ed allargarsi ancora.
Di solito, le cure ormonali sono molto importanti ed efficaci in età giovanile; tali cure, infatti, in molti casi sono sufficienti a far sì che le dimensioni del pene aumentino.
Per le persone adulte, invece, si può ricorrere ad esercizi manuali (come per esempio il massaggio jelqing per l’allungamento del pene) o interventi chirurgici (da valutare in casi piuttosto gravi) come la falloplastica di allungamento.

Cosa fare per correggere la condizione di micropenia

operazione ingrandimento pene

I medici possono provare a correggere la micropenia facendo ricorso sia a una terapia ormonale sia ad un trattamento chirurgico, nei casi più complicati.
Il trattamento ormonale consiste fondamentalmente nel somministrare al soggetto affetto da micropenia di testosterone esogeno. Per ottenere dei buoni risultati, questa cura dovrebbe iniziare durante i primissimi anni d’infanzia – quindi è molto importante la diagnosi precoce – e interrompersi verso l’età adolescenziale – per evitare effetti indesiderati come la virilizzazione e la maturazione ossea precoci.
Un po’ di tempo fa, soprattutto su influenza dello psicologo e sessuologo John William Money, si diffuse la teoria secondo cui i portatori di un pene troppo piccolo fossero delle “donne mancate” e che, per questo, era indispensabile ricorrere a una terapia molto particolare (e rischiosa), nota come “riassegnazione del sesso”. La riassegnazione del sesso consisteva in un intervento chirurgico per la modificazione radicale dell’apparato genitale (in un maschio, si provvedeva a sostituire il pene con una vagina), cure ormonali e terapia psicologica il cui scopo era quello di far accettare la nuova condizione sessuale.
A partire dal 1975, gli studi e le teorie sulla riassegnazione del sesso, sviluppate da Money, destarono notevole sdegno e disapprovazione generale; furono, quindi, oggetto di critiche molto accese in più parti del globo. Fu così, quindi, che diversi medici e professori decisero di contrastare l’operato di Money, affermando che la pratica della riassegnazione del sesso fosse una cosa del tutto immorale ed insensata.
Nel caso degli adulti, come già accennato, oltre all’intervento chirurgico ( l’intervento chirurgico volto all’allungamento del pene prevede essenzialmente la recisione del legamento che si occupa di mettere in connessione il pene e l’osso pubico: a seguito di questa recisione, la connessione verrà perduta ed il pene apparirà più grande rispetto alla condizione precedente all’intervento), c’è la possibilità di ricorrere ad esercizi per allungare il pene (alcuni di questi esercizi sono i celeberrimi esercizi di Kegel, lo jelqing e gli appositi esercizi di stretching), i quali possono essere eseguiti in completa autonomia a casa propria senza alcuna difficoltà.
Quando invece non sussiste una reale condizione di micropenia, vuol dire che il disagio è più di natura psicologica per cui diventa necessario un intervento psicosessuologico utile a ridimensionare il vissuto negativo che si manifesta nell’espressione di una precisa inadeguatezza fisica.

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E' davvero possibile risolvere il problema del pene piccolo (micropenia)? Vediamo quali sono i metodi migliori.
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